COOPERAZIONE TRA CONSUMATORI
E' la rivista mensile della Cooperazione di consumo trentina distribuita gratuitamente a tutti i soci con una tiratura di oltre 105.900 copie.
Tasse, cooperative e concorrenza
di Carlo Borzaga
Convertito in legge il decreto che aumenta la tassazione delle cooperative. In nome di una maggiore concorrenza. Ma non a vantaggio dei consumatori
Nonostante le molte sollecitazioni, tra cui quelle di tutta la delegazione parlamentare trentina compresa quella di maggioranza, il Governo, nella conversione in legge del decreto 112/2008, ha confermato le parti dell'articolo 82 relative alla tassazione delle cooperative in generale e in particolare di quelle di consumo. Due sono le più importanti norme in questione: l'aumento al 55% della quota di utili soggetta a tassazione per tutte le cooperative di consumo e loro consorzi, anche se accantonati a riserva indivisibile; l'innalzamento dal 12,5 al 20% della ritenuta sugli interessi corrisposti sui prestiti da soci da tutte le cooperative che non rientrino nella definizione di piccole e micro imprese.
È davvero difficile capire quale sia la logica che sottende questi provvedimenti, ma una cosa è certa: essi sono il risultato di una grave sottovalutazione del contributo dato dalla cooperazione in generale e in particolare da quella di consumo all'interesse generale o, peggio, da un astio di antica data del Ministro Tremonti verso le cooperative.
Il Governo, nel proporre e chiedere alla sua maggioranza di approvare questi provvedimenti non solo si è fatto scudo di una comunicazione della Commissione europea ampiamente contestata dagli studiosi di diritto tributario e su cui la stessa Commissione ha fatto marcia indietro, ma è andato oltre le richieste della Commissione. Infatti, mentre questa sembra intenzionata a dichiarare aiuti di stato i vantaggi fiscali concessi alle cooperative di grandi dimensioni, il Governo ha esteso a tutte le cooperative di consumo (ma perché solo a loro?) l'aumento della quota di utili soggetta a tassazione, riducendo quindi la possibilità di accrescere il livello di patrimonializzazione anche per le cooperative piccole che con grande fatica stanno cercando di mantenere aperti gli unici negozi in molti paesi e quartieri. E lo ha fatto in un momento caratterizzato da forti pressioni inflazionistiche e in cui quindi, per fare l'interesse dei loro soci e della comunità in cui operano, tutte le cooperative di consumo, grandi e piccole, dovrebbero cercare di contenere al massimo gli aumenti dei prezzi. Aumentando senza ragione, visto che si tratta di capitale di debito necessario ad una gestione efficiente di queste imprese e non di conti correnti bancari, la ritenuta sugli interessi corrisposti ai prestiti da soci, il Governo è andato inoltre a colpire, da un giorno all'altro e senza preavviso, una moltitudine di piccoli risparmiatori che si ritroveranno, in un periodo particolarmente difficle, con un reddito inferiore a quello atteso.
Il Governo pare aver dimenticato che in diversi settori, e tra essi in particolare in quello del consumo al dettaglio, la concorrenza è maggiore, e quindi i prezzi inferiori, non solo se il numero di imprese è elevato, ma anche e soprattutto se a competere sono imprese con diversi obiettivi e quindi diverse forme giuridiche. Rendere la vita difficile alle cooperative potrà forse aprire il mercato italiano alle grandi multinazionali del consumo al dettaglio, ma non necessariamente avvantaggerà i consumatori, né sul fronte dei prezzi né su quello della qualità e varietà dei prodotti. Alle cooperative non resta ora che resistere, impegnandosi però da qui in avanti a dimostrare quei vantaggi che esse producono a favore della comunità e che una parte delle forze politiche non sembra più voler riconoscere, nella speranza che alla fine vinca la ragione e che i benefici vengano ripristinati.
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Consumo critico
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Cooperazione di consumo
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Cooperazione di consumo
CoopVoce. Risparmiare al telefono
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